Son soddisfazioni :-)

Stavo girando per Google senza una meta precisa, un po’ come un impiegato di fantozziana memoria, se ne va per i negozi di un centro commerciale, durante un sabato pomeriggio di pioggia. Senza alcun obiettivo preciso, se non quello di starsene un po’ al caldo, mentre fuori tira un brutto vento freddo, e di bearsi di luci e colori che inondano i suoi occhi. Continua a leggere “Son soddisfazioni :-)”

Pausa pranzo

Ieri ero seduto ad un piccolo tavolo di ristorante, uno di quei luoghi non-luoghi, in cui ci si ferma per una pausa, attorniati da agenti di commercio scamiciati e manutentori con gli scarponcini antinfortunistici ai piedi e il giubbino arancione ad alta visibilità ancora indossato. Un posto dove paghi un prezzo fisso di dieci euro e puoi mangiare al buffet quello che ti pare. Cose che sembrano sempre diverse, ma che alla fine sono sempre la stessa cosa.
E allora, invece di guardare la bottiglietta d’acqua naturale che il cameriere ti ha messo davanti, o il piatto di vitello tonnato, che ha un aspetto triste e depresso, preferisci guardarti attorno a cogliere immagini del mondo che ti ruota attorno.
E, proprio al tavolo accanto al tuo, c’è una strana coppia, una coppia che, te ne accorgi soltanto adesso, un po’ tutti stanno spiando di sottecchi e i manutentori, con i pantaloni macchiati di ruggine dei tombini, la stanno commentando.
Un cinquantenne abbronzato, ma forse con qualche anno di più, vestito di quel casual che è tutto meno che casuale, con il foulard di tinte pastello, perfettamente in tono con il maglione di cashmere griffato, seduto assieme ad una bella ragazza venticinquenne, sportiva, luminosa, che lo guarda estasiata, mentre lui parla, parla, dei suoi successi di lavoro. Oddio, non che mi sia messo ad ascoltare, ma era impossibile non sentire.
Lei un po’ nervosa con lo smartphone nella mano sinistra, lui che ogni tanto, timidamente, quella mano accarezza.
Una strana coppia, con troppi anni di distanza, una coppia che la gente comune fa ancora difficoltà ad accettare, anche se ormai il nostro mondo ci sta abituando a tutto.
Ma nell’attimo stesso in cui bevo un sorso d’acqua troppo fredda, per buttare giù l’ultima oliva ascolana, trilla veloce il cellulare della ragazza. Un trillo breve di quelli che annunciano un whatsapp e illuminano lo schermo. Lei che guarda, lui che s’indigna e le dice di smetterla con un tono di voce forse un po’ troppo elevato. E lei che risponde con una parola che mi fa chiudere gli occhi, appoggiare la nuca contro la parete dietro di me, con i lombi appoggiati alla finta pelle del divanetto, a ricordarmi qualcosa di accaduto quasi trent’anni fa …

Risalivo a passi lenti questo sentiero tra faggi e larici, in mezzo a felci odorose e cespugli di mirtilli. Continua a leggere “Pausa pranzo”

Ma chi era l’ultimo?

In questi giorni, sulle Alpi, è iniziato finalmente a nevicare. Gli sci sono a posto, le lamine affilate e il fondo sciolinato. Le pelli di foca sono asciutte e pulite. Tutto è pronto per la nuova stagione bianca.
Ieri sera, mentre stavo regolando gli attacchi per gli scarponi nuovi, nel silenzio profondo della sera, nel caldo confortante della mia taverna, la mente ha vagato nel tempo ed è approdata ai primi di marzo del 1970, mese nel quale si colloca uno dei dubbi più grandi della mia vita. Un dubbio che non sono mai riuscito a risolvere. Continua a leggere “Ma chi era l’ultimo?”

Autostop a sessant’anni

Bivacco Gorizia 1L’ultimo dei mohicani, questa potrebbe essere la sintesi dei tre giorni passati in montagna assieme a quattro giovani di nazionalità diverse, e ad altra varia umanità, tanto da sentirsi protagonista di una di quelle barzellette che cominciano con: “c’erano un italiano, un inglese, un australiano …”. Si, ci sarebbero un sacco di cose da raccontare di questo tuffo nel passato, iniziato, come erano quasi sempre iniziate o finite tutte le mie avventure giovanili sulle Alpi Giulie, ossia con la pioggia e anche con la grandine.
Eh si, la pioggia, e anche la grandine, è stata la prima protagonista di questo viaggio iniziatico per tre ragazzi anglosassoni, che prima di oggi non avevano mai visto una vera montagna.
Ma una pioggia vera, di quelle che trasformano i sentieri, ripidi e sassosi, in torrenti. Una pioggia che ti entra ovunque, nelle scarpe, ma soprattutto nell’anima. Ti scorre sulla schiena, ti bagna il cuore, ti fa capire che la natura vince e vincerà sempre.
Ma piano piano diventi anche tu come quelle salamandre nere che sembrano fatte di gomma, che lentamente ti attraversano la strada tra una bomba d’acqua e l’altra. Diventi parte dell’universo, goccia d’acqua in questo mare svolazzante, e l’acqua che ti scorre sulle guance ti fa capire che sei vivo e che questa è la vita. Che questo rumore di vento è musica per la tua anima e le raffiche spolverano e ripuliscono i meandri del tuo cuore. Continua a leggere “Autostop a sessant’anni”