Autostop a sessant’anni

Bivacco Gorizia 1L’ultimo dei mohicani, questa potrebbe essere la sintesi dei tre giorni passati in montagna assieme a quattro giovani di nazionalità diverse, e ad altra varia umanità, tanto da sentirsi protagonista di una di quelle barzellette che cominciano con: “c’erano un italiano, un inglese, un australiano …”. Si, ci sarebbero un sacco di cose da raccontare di questo tuffo nel passato, iniziato, come erano quasi sempre iniziate o finite tutte le mie avventure giovanili sulle Alpi Giulie, ossia con la pioggia e anche con la grandine.
Eh si, la pioggia, e anche la grandine, è stata la prima protagonista di questo viaggio iniziatico per tre ragazzi anglosassoni, che prima di oggi non avevano mai visto una vera montagna.
Ma una pioggia vera, di quelle che trasformano i sentieri, ripidi e sassosi, in torrenti. Una pioggia che ti entra ovunque, nelle scarpe, ma soprattutto nell’anima. Ti scorre sulla schiena, ti bagna il cuore, ti fa capire che la natura vince e vincerà sempre.
Ma piano piano diventi anche tu come quelle salamandre nere che sembrano fatte di gomma, che lentamente ti attraversano la strada tra una bomba d’acqua e l’altra. Diventi parte dell’universo, goccia d’acqua in questo mare svolazzante, e l’acqua che ti scorre sulle guance ti fa capire che sei vivo e che questa è la vita. Che questo rumore di vento è musica per la tua anima e le raffiche spolverano e ripuliscono i meandri del tuo cuore. Continua a leggere “Autostop a sessant’anni”

Lo zaino, gli occhiali da lettura e altre storie

L’unico vantaggio di essere anziani, credo, è che non si è morti da giovani.
Molte persone non sanno invecchiare, e mi sa che io sono tra queste.
Non sto filosofando su cose nuove, lo so. Credo che da sempre l’invecchiamento dell’uomo sia stato alla base di grandi discussioni. Basti pensare al Cato Maior de senectute di Cicerone.
A me piace molto la frase che Oscar Wilde scrive ne Il ritratto di Dorian Gray: “La tragedia della vecchiaia non è invecchiare, ma rimanere giovani dentro”.
Sembra un paradosso, d’altra parte il buon vecchio Oscar è stato il re dei paradossi, ma non lo è. Me ne sto rendendo conto.
Passano gli anni, i mesi, e se li conti anche i minuti, cantava Fabrizio De Andrè, è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti. Il menestrello genovese parlava di nani, ma la frase va bene anche per la maturità. I Peter Pan che rifiutano di crescere sono molti, e in questi ultimi anni sono sempre di più. Cinquantenni che sposano ventenni, settantenni che si risposano con trentenni, sessantenni che corrono. Si, avete letto bene, sessantenni che corrono. Perché sono ormai tantissimi i maratoneti e gli IronMan che hanno il numero sei e talvolta anche il sette, come prima cifra della loro età.
Gente che continua a spingere il proprio corpo all’estremo, nella speranza, forse, dell’immortalità. Continua a leggere “Lo zaino, gli occhiali da lettura e altre storie”