Autostop a sessant’anni
L’ultimo dei mohicani, questa potrebbe essere la sintesi dei tre giorni passati in montagna assieme a quattro giovani di nazionalità diverse, e ad altra varia umanità, tanto da sentirsi protagonista di una di quelle barzellette che cominciano con: “c’erano un italiano, un inglese, un australiano …”. Si, ci sarebbero un sacco di cose da raccontare di questo tuffo nel passato, iniziato, come erano quasi sempre iniziate o finite tutte le mie avventure giovanili sulle Alpi Giulie, ossia con la pioggia e anche con la grandine.
Eh si, la pioggia, e anche la grandine, è stata la prima protagonista di questo viaggio iniziatico per tre ragazzi anglosassoni, che prima di oggi non avevano mai visto una vera montagna.
Ma una pioggia vera, di quelle che trasformano i sentieri, ripidi e sassosi, in torrenti. Una pioggia che ti entra ovunque, nelle scarpe, ma soprattutto nell’anima. Ti scorre sulla schiena, ti bagna il cuore, ti fa capire che la natura vince e vincerà sempre.
Ma piano piano diventi anche tu come quelle salamandre nere che sembrano fatte di gomma, che lentamente ti attraversano la strada tra una bomba d’acqua e l’altra. Diventi parte dell’universo, goccia d’acqua in questo mare svolazzante, e l’acqua che ti scorre sulle guance ti fa capire che sei vivo e che questa è la vita. Che questo rumore di vento è musica per la tua anima e le raffiche spolverano e ripuliscono i meandri del tuo cuore. Continua a leggere “Autostop a sessant’anni”

L’unico vantaggio di essere anziani, credo, è che non si è morti da giovani.