
Dicevi sempre che al tuo funerale avresti voluto avere una banda che suonasse valzer di Strauss e non gente triste che piangesse. Hai sempre odiato le cerimonie funebri piene di tristezza, dicevi che la morte è soltanto un passaggio che ci porta da qualche altra parte.
Di te amo ricordare i più bei anni della nostra vita, quando caricavi la Bianchina di folli adolescenti e scorazzavamo nei pomeriggi autunnali, la stagione che amavi di più, attraverso il Carso triestino, alla ricerca di grotte da esplorare.
Per essere serena avevi bisogno soltanto di un libro da leggere. Ti sedevi da qualche parte, su qualche sasso di calcare bianco riscaldato dal sole, a gioire del fruscio delle pagine sotto ai polpastrelli.
Passavamo pomeriggi interi a vivere nella natura e se ho imparato ad amare la montagna lo devo a te, che mi portavi fin da piccolo a passeggiare e senza patemi d’animo mi lasciavi scalare tutti i massi che incontravamo per la strada.
Nel luogo dove sei adesso, spero tu possa essere serena come quando leggevi un libro seduta su un prato di montagna con il profumo dell’erba appena tagliata che ti entrava nell’anima.
Ciao Mamma
