Pane con Semola rimacinata e Tumminia

Chiamarlo Pane di Castelvetrano sarebbe un insulto, infatti di quel pane famoso, presidio Slow food, conserva soltanto uno degli ingredienti: la farina integrale di Tumminia, un grano siciliano, rigorosamente macinata a pietra dall’Antico Mulino a pietra di Lazzara.
Questi sono giorni di influenza. Sono costretto in casa dai postumi della febbre e da una fastidiosa bronchite, ma non posso starmene, per una volta tanto, disteso a letto o stravaccato sul divano, perché questa infezione virale, mi ha scatenato una brutta infiammazione cervicale. Così per lo meno ha detto il mio medico, una cara ragazza, compagna di liceo, che da un po’ di tempo subisce i miei attacchi ipocondriaci.
Si sa, noi maschi non possiamo avere delle malattie banali, ma dobbiamo subito pensare ad epiloghi tragici. Raffreddore, influenza, e infiammazioni articolari devono per forza diventare mortali e farci sentire malati terminali. Insomma, abbiamo sempre bisogno di attenzioni, ma voi donne queste cose non le capite e ci trattate da ipocondriaci.
Ma torniamo al pane di oggi. Continua a leggere “Pane con Semola rimacinata e Tumminia”

Qui non si butta via niente

Un tempo, quando c’erano ancora le mezze stagioni e novembre era un mese freddo e umido, dalle mie parti, i bambini attendevano la sera dei Santi, per mangiare le castagne arrostite e le fave dolci.
I più grandi aspettavano anche per assaggiare la Ribolla, che non è il vino che tutti oggi conosciamo, ma un mosto d’uva fermentato. Oggi si potrebbe chiamarlo vino novello, ma vino non è ancora. Credo che il termine indichi che sta ancora “ribollendo”.
Nelle fredde case dei contadini, dove l’unica stanza riscaldata era la cucina, tutta la famiglia si raccoglieva attorno al tavolo e la serata era scandita dalle storie dei vecchi che parlavano sempre di un tempo che fu. Sempre migliore di quello presente. Allora come anche adesso. Continua a leggere “Qui non si butta via niente”

L’elogio della lentezza

5secondsapp-2Viviamo in un mondo dominato dai non luoghi, spazi in cui milioni di individui si incrociano senza entrare in relazione, sospinti soprattutto dal desiderio frenetico di consumare. Descritti così bene da quel Marc Augé che li ha a lungo studiati, fanno ormai parte della nostra vita frenetica, che non concede spazi per momenti da dedicare veramente a noi stessi. Per cui, sempre di più, sentiamo il bisogno di immergerci in qualcosa di autentico, di ritrovare il sapore antropologico delle nostre radici della nostra storia, della nostra cultura.
Una pala che si muove lentamente nell’acqua della roggia e mette in movimento una serie di ruote in acciaio forgiato e denti di legno, fatti a mano, uno per uno. Una serie di moltipliche che fa girare lentamente tre macine a pietra, che frantumano preziosi chicchi di grani antichi, coltivati con la sapienza di chi ama la terra e ne rispetta i suoi ritmi, le sue stagioni. Continua a leggere “L’elogio della lentezza”