Pane ferrarese … cicciotto

Come sanno tutti quelli che seguono da tempo questo Blog (mi dicono che qualcuno c’è) ho iniziato a dedicarmi all’arte bianca, con il preciso scopo di non dover più acquistare quelle cose che oggi vorrebbero spacciarci per pane.
Sicuramente qualche buon panificatore artigiano ancora esiste, ma le leggi di mercato non permettono di poter vendere a prezzi concorrenziali del pane fatto con materie prime di eccellenza e lievitato quel giusto tempo per permettere alla pagnotta di essere digerita senza continuare e lievitare in pancia per giorni interi.
La scelta delle farine integrali macinate a pietra, poi, fatta inizialmente per ragioni salutiste, ha portato me e Mara a non riuscire più a mangiare un pane prodotto con farine industriali. Una volta superato il primo scoglio del gusto, perché il nostro palato è ormai disabituato ai sapori veri, non si torna più indietro. Chi passa al vero pane integrale, fatto di farine macinate a pietra, in quei mulini dove la lentezza è un pregio e non un difetto, come lo è invece nel nostro nevrotico mondo industriale, non riesce più a ritornare indietro. Troppi profumi, troppi sapori che nel prodotto industriale non esistono più.
Ma purtroppo, chi ha la passione della panificazione in casa, presto o tardi, si dovrà confrontare con le richieste di amici e parenti che, una volta scoperto il tuo vizietto domenicale, inizieranno a chiederti di replicare quei prodotti che ormai non si trovano più nelle panetterie degli ipermercati, o almeno non ovunque.

Così la mia mamma, da diverso tempo, mi chiedeva di farle del pane ferrarese, e oggi, complice il diluvio universale che da due giorni sta imperversando fuori dalle finestre di casa mia, ho deciso di impegnarmi nell’impresa. Ecco, appunto, non che io sia un esperto, anzi, ma dopo essermi documentato, qualcosa è saltato fuori, anche se la forma non è perfetta, ma è forse un po’ troppo “cicciotta”. A detta di mia madre, però, che questo tipo di pane lo ama, il sapore, la fragranza era proprio quello del prodotto originale.

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Qui non si butta via niente

Un tempo, quando c’erano ancora le mezze stagioni e novembre era un mese freddo e umido, dalle mie parti, i bambini attendevano la sera dei Santi, per mangiare le castagne arrostite e le fave dolci.
I più grandi aspettavano anche per assaggiare la Ribolla, che non è il vino che tutti oggi conosciamo, ma un mosto d’uva fermentato. Oggi si potrebbe chiamarlo vino novello, ma vino non è ancora. Credo che il termine indichi che sta ancora “ribollendo”.
Nelle fredde case dei contadini, dove l’unica stanza riscaldata era la cucina, tutta la famiglia si raccoglieva attorno al tavolo e la serata era scandita dalle storie dei vecchi che parlavano sempre di un tempo che fu. Sempre migliore di quello presente. Allora come anche adesso. Continua a leggere “Qui non si butta via niente”

L’elogio della lentezza

5secondsapp-2Viviamo in un mondo dominato dai non luoghi, spazi in cui milioni di individui si incrociano senza entrare in relazione, sospinti soprattutto dal desiderio frenetico di consumare. Descritti così bene da quel Marc Augé che li ha a lungo studiati, fanno ormai parte della nostra vita frenetica, che non concede spazi per momenti da dedicare veramente a noi stessi. Per cui, sempre di più, sentiamo il bisogno di immergerci in qualcosa di autentico, di ritrovare il sapore antropologico delle nostre radici della nostra storia, della nostra cultura.
Una pala che si muove lentamente nell’acqua della roggia e mette in movimento una serie di ruote in acciaio forgiato e denti di legno, fatti a mano, uno per uno. Una serie di moltipliche che fa girare lentamente tre macine a pietra, che frantumano preziosi chicchi di grani antichi, coltivati con la sapienza di chi ama la terra e ne rispetta i suoi ritmi, le sue stagioni. Continua a leggere “L’elogio della lentezza”

Pane di semola integrale Senatore Cappelli

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E’ arrivato il caldo, ma tanto. Finalmente sembra che la stagione delle piogge che sembrava non avesse più fine, abbia lasciato spazio alle più belle giornate estive. Le messi dorate sono pronte per la mietitura, e io sono qui, in un sabato pomeriggio, con un sole a picco, che non mi permette di fare nulla, se non starmene in casa a lavorare o a leggere. Questa settimana è andata abbastanza bene con l’allenamento per un progetto che ho per i primi di settembre, ma che è ancora presto per essere svelato.
Con il nuoto e la bici sono perfettamente nelle tabelle, con la corsa, invece, come sempre, sono un po’ indietro. D’altra parte, questo caldo proprio non aiuta. Bisognerebbe alzarsi all’alba, ma io sono pigro di natura.
Oggi, pertanto, preso un po’ dal nervoso di non poter uscire ad allenarmi, ho dedicato la giornata alla panificazione. Ne sono uscite due pagnotte, di cui una di farina integrale e semini, che è la classica settimanale per la colazione, e una di semola integrale bio Senatore Cappelli, macinata a pietra.

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Tortino proteico al cioccolato

Una delle cose vere della nutrizione, che ho appurato soltanto recentemente, è il fatto che una colazione completa, che può diventare il pasto principale della giornata è la via al dimagrimento.
Si, lo so, adesso tutti diranno che lo sanno, ma quanti di quelli che stanno leggendo queste righe possono affermare di averlo sperimentato in prima persona? Per abbondante non intendo raddoppiare la brioches con il cappuccino, intendo un pasto completo, con frutta e porzione proteica. Continua a leggere “Tortino proteico al cioccolato”

Crackers di avena e ceci

Uno dei problemi che incorre uno come me che si mette in testa, in Quaresima, di provare a togliere dalla propria dieta il glutine, o comunque i prodotti del frumento è l’accorgersi quante cose non si possono fare senza una fetta di pane. Non che io sia celiaco, ma visto il gran parlare dei problemi che potrebbe dare il glutine nel lungo periodo anche ai non allergici, ho voluto vedere di testare su me stesso

In ogni caso, per diminuire l’infiammazione intestinale, si dice che ruotare il tipo di cibo non può che far bene e, quindi, ho deciso di eliminare, per questi quaranta giorni, tradizionalmente di sofferenza, quel pane che tanto mi piace.

Il problema, però, a parte la mia stupidità, per la quale però non c’è più rimedio, è che se si elimina il pane, con che cosa si mangiano un sacco di pietanze? E visto che stasera non c’era altro che stracchino con i piselli, ho pensato di inventarmi un cracker senza glutine, con le farine che avevo in casa.
I puristi diranno che sull’Avena il dibattito è aperto, ma per piacere, non girate il coltello nella piaga. Accettiamo la teoria che l’Avena non contiene glutine e facciamola finita, altrimenti stasera lo stracchino me lo sarei dovuto mangiare con il cucchiaino 😀

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Pan di segale metafora della vita

Più volte avevo provato a panificare con la farina di segale. Quei bei pani scuri che troviamo sui tavoli delle colazioni nelle Alpi austriache.
Il risultato era stato sempre pessimo. Il pane viene pesante, colloso e solitamente non si riesce a cucinare internamente.
Ma ogni cosa ha il suo punto debole, basta trovarlo e poi la strada per la vittoria si apre.
Ecco, facile a dirsi, ma più difficile a farsi.
Avete presente quei bei film di spionaggio politico, tanto in voga negli USA negli anni ’90, nei quali c’era sempre il cattivo che doveva trovare i punti deboli per ricattare i membri della giuria e, in tal modo, far vincere il processo al proprio Cliente?
Bene, il pane di segale diventa la metafora della vita, la ricerca del punto debole di una persona o di una cosa per poterla sconfiggere, ma anche conquistare. Quante volte abbiamo ricercato il punto debole della persona che volevamo conquistare? Vi ricordate quando da ragazzini ci appostavamo sotto casa della nostra bella, nella speranza di carpirle qualche segreto, di capire cosa facesse, a che ora uscisse? Quante amiche comuni abbiamo interrogato per capire la musica che ascoltava, lo sport che praticava o di cui era tifosa?

Ammettiamolo, ci siamo anche iscritti ad un corso di merletto al tombolo per farle credere che tra di noi ci fossero delle affinità elettive.

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