Provate a guardare una volta soltanto il video che vi propongo, prima di continuare a leggere questo post. Vorrei fare un piccolo esperimento che poi vi spiegherò.
Qual’è il potere della marca ? Quanto questa influisce, se nota, sull’acquisizione di ulteriori informazioni da parte nostra ? Quanto è efficace un messaggio di un brand sconosciuto?
Partiamo. Guardate attentamente il clip e poi ne parliamo
Sto ragionando da un po’ di tempo sul cosiddetto marketing non convenzionale ed in particolar modo sulle attività di guerrilla e sui video virali.
Quello che mi chiedo è se questi siano realmente efficaci per promuovere un nuovo brand.
Sono sicuramente d’accordo che il marketing virale sia meno costoso nella veicolazione del messaggio rispetto all’advertising tradizionale, se lo paragoniamo ai costi di diffusione di uno spot televisivo la differenza è abissale, la veicolazione si autosostiene, alimentata dagli stessi fan del messggio. Ma quanto rimane poi nella testa dell’utente?
Vi ricordate come si chiama il prodotto pubblicizzato dal video che acete appena guardato.
Probabilmente ve lo ricordereste se fosse stata una bottiglia di Coca Cola o una lattina di birra Heineken, ma sono sicuro che non vi ricordate assolutamente il nome del prodotto che avete visto soltanto alcuni minuti fa.
Il problema, secondo me, sta nel fatto che vi siete concentrati sulla storiella, sul filmatino, ma non avete fatto attenzione al prodotto, perché esula completamente dalla vostra disponibilità, in quel momento, ad acquisire l’informazione. Non siete preparati a ricevere l’informazione e non vi interessa. Vi interessa il contenuto del filmato, ma non il prodotto.
Questo, a mio avviso, è un grosso limite dell’uso del marketing virale per lanciare un nuovo brand. Sicuramente questa forma di comunicazione ha la sua valenza, ma non può essere utilizzata da sola, ha bisogno certamente dell’apporto della comunicazione cosiddetta tradizionale.
Sarei interessato a discutere di questo argomento

Salve, ho letto il post e mi permetto di intervenire. Secondo me il ragionamento sul marketing virale è un pò diverso: in effetti, guardando il video non si fa molta attenzione al prodotto. Però, l’attenzione al prodotto me l’ha procurata il suo post, che alla fine dei conti è diventato di supporto al video e di conseguenza al prodotto stesso. In questo caso, allora, credo che l’obiettivo di chi ha voluto creare questo viral sia stato raggiunto. Lo scopo è far parlare del video, non tanto usare il video in se per fare della pubblicità. Quindi, ponendo l’attenzione su questo video, il post è diventato parte della campagna virale ed è proprio grazie al post che adesso ho focalizzato l’attenzione sulla marca del prodotto.
Roberto
PS: ammetto la confusione del mio intervento, spero si sia capito il senso.
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Intanto grazie, il suo intervento è chiarissimo. Ma sono ancora convinto di quanto ho scritto. Il video è stato messo in rete più di un anno fa. Io sono andato a cercarlo per portarlo come esempio, per questo motivo lei lo ha conosciuto, ma seguendo il suo ragionamento, e quello della maggioranza degli estimatori del viral marketing, lo scopo è quello di far parlare il video.
Sono qui che io rimango perplesso. Secondo me, lo scopo, alla fine, dev’essere quello di veicolare il brand attraverso il video. Il clip pertanto dev’essere breve, simpatico, accattivante, in poche parole, degno di essere condiviso, ma alla fine ha raggiunto il suo scopo nel momento in cui qualcuno comincia a chiedersi cos’è quella marca pubblicizzata e la va a cercare. Altrimenti, il video rimarrà una delle tante produzioni piacevoli, ma fini a se stesse.
Non voglio avere ragione, sto solo cercando di confrontarmi con gli altri su questo argomento, perché sono convinto che non esiste un marketing non convenzionale, ma solo diverse forme di comunicazione che devono essere complementari alle altre
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La pubblicità non convenzionale ha il vantaggio rispetto ai soliti media di avere dei costi inferiori, di non essere la solita, per Usarla al meglio bisogna usarla in un sistema di promozione, il sistema una botta e via, secondo me provoca stress all’azienda, il pericolo stà nel trovare la serie di idee giuste … e convincere il cliente, faccio un esempio: creo una spot senza spot, che fa ricordare il tipo/a giusta, poi in un secondo spot lo associo al prodotto. Teoricamente butto il 50% del budget … . Ma è vera questa affermazione? Meno costi/evento può voler dire più visibilità a parità di budget.
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Ciao Rudi, per la mia piccola esperienza come copy in pubblicità direi che se la pubblicità è sbagliata, cioé non riesce a creare associazione tra “storia” e marca o se non ha un concetto chiaro, il problema del “ho visto la pubblicità di una cosa, ma adesso non ricordo la marca” è comune al viral e allo spot televisivo. è vero che lo spot te lo propinano in prima time ottanta volte all’ora…ma è anche vero che l’attenzione è diversa e puoi fare zapping.
Secondo me viral e spot possono entrambi essere a rischio. Non pensi?
Viv
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@Viviana: secondo me devono convivere. Tutte le forme di comunicazione devono operare assieme, sia forme di comunicazione on-line che off-line. Ma il virale, in particolare, credo tenda in questo momento ad essere sopravvalutato. Sembra che tutto quanto è virale funzioni e sia a basso costo. Io ritengo, invece che l’attenzione vada troppo al filmato, piuttosto che al prodotto/servizio e il fatto che una persona lo guardi una, o comunque un numero non elevato di volte, non favorisca la memorizzazione della marca e, soprattutto, essendo l’attenzione puntata sullo spot, non si sia neppure spinti a ricercare la marca sul web.
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…”stimorol”, ecco me lo ricordo… Ma il test è falsato, perchè sono stata attenta al nome del prodotto dalla tua introduzione…. Però, devo ammettere che secondo me funziona, nel senso che appena ho letto “stimorol” ho pensato che tutto quel movimento avrebbe stimolato qualcosa!!! La trovo una bella idea, a basso costo… Credo che molti consumatori siano stanche di pagare sul prodotti di media qualità tutte le spese di pubblicità che sono inserite nel prezzo finale…
Secondo me questo modo di far pubblicità funziona, mi piace…
Ma non è solo il basso costo…. Chi vede questi filmati ha secondo me la predisposizione mentale di pensare “beh, vediamo dove vuole arrivare!!!”. Restando sul video in oggetto, funziona!!!
Dobbiamo cominciare a pensare in modo elastico e non solo a comprare biscotti se li vediamo spalmati di burro e marmellata con banìmbini e mamme assonnati e felici…
Una specie di ginnasctica mentale, ma credo che siamo tutti pronti…
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Stimorol, anch’io ci ho fatto attenzione solo per il prologo del post e non so quale sarebbe stata la mia reazione spontane
Domanda da inesperta di viral marketing: questo filmato si trova in giro su you tube e uno ci capita per caso o si capisce prima che è uno spot? Io lo avrei confuso fra i milioni di filmati in Internet e avrei pensato a uno scherzo e non ad un vero spot; anche perché stimorol mi ricorda vigorsol e perché lo stimorol non l’ho ancora trovato fisicamente da qualche parte. Certo se domani trovassi lo stimorl al bar mi ricorderei del video che Rudi ha segnalato e della seguente discussione.
Sono d’accordo sul beneficio della convivenza/concorrenza tra varie forme di comunicazione pubblicitaria, sono anche convinta il pubblico debba essere reso consapevole di ciò che ha di fronte per favorire “un’assimilazione “duratura.
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Cristina, la potenza del virale è quella di propagarsi, appunto, come un virus. Qualcuno pubblica il filmato su YouTube, piuttosto che su altri siti di video sharing, poi inizia a veicolarlo via mail o attraverso i propri amici sui social network. Gli amici lo guardano e, se il filmato è piacevole e divertente, di solito lo condividono o lo inviano ad altri amici. In questo modo si mette in atto la famosa teoria dei sei gradi di separazione, quindi teoricamente dopo sei passaggi milioni di persone, qualcuno azzarda miliardi, hanno visto il filmato.
Tu hai toccato un punto critico. Hai detto che se domani trovassi lo Stimorol al bar ti ricorderesti del filmato. Questo è assolutamente vero, ecco perché non si può pensare di ridurre le attività di marketing soltanto alla comunicazione Virale o alla Guerrilla come sta sostenendo qualcuno, ma i principi del marketing mix non sono morti. Siamo soltanto in presenza, secondo me, di nuove ed efficaci forme di comunicazione che possono essere abilmente sfruttate, ma non sono il tutto.
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Caro Rudi hai assolutamente ragione questa pubblicità mi ha colpito nella vicenda ma non ho appreso per nulla la marca.
Naturalmente lo spot che è stato diffuso su internet è stato pensato forse per un tipo di comunicazione virale sul web che è diverso rispetto ai media tradizionali.
Nel web dove c’è grande varietà di comunicazione è necessario essere d’impatto affinchè avvenga il tam tam e vi sia un link (come ho fatto io su facebook), se la pubblicità si fosse fatta in televisione o in radio dove i soldini che l’imprenditore doveva scucire erano maggiori si sarebbe posta più attenzione al brand.
Anche se non vedo più molte pubblicità di gomme da masticare sui media tradizionali.
Ciao.
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Francamente, non ricordo neanche di avere visto il video.
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Condivido quanto detto da Rudi e sposto l’attenzione sull’aspetto “architettonico”. Un paio d’anni fa seguivo un corso sul viral marketing dove veniva portato ad esempio il filmato “Where the hell is Matt?” descritto come primordiale filmato in grado di attirare le attenzione di milioni di utenti. Francamente mi ricordo del filmato ma il brand no. Tuttavia so a memoria tutti i viral della Coca cola + Mentos. Dove sta la differenza? Entrambi hanno catturato l’attenzione ma l’efficacia promozionale è ben diversa. Porre a prologo la marca è scontato, come i titoli di coda in un film, il brand per essere memorizzato deve essere ammalgamato con il soggetto oppure dev’essere percettibile onnipresente sfondo. Non penso che il viral marketing sia uno strumento semplice da utilizzare, low cost non è sinonimo di facilità di realizzazione. Cosa ne pensate?
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Marco dice esattamente quello che penso anch’io. Il viral marketing non è né facile né low cost. Si, può essere low cost se paragonato ai costi della veicolazione televisiva, ma costruire un bel filmato accattivante e che nello stesso tempo ci faccia ricordare la marca è molto molto difficile.
D’altra parte questo succedeva e succede anche con molti spot televisivi. Molto spesso si ricorda un brand perché ci è stato inculcato nella testa a forza di ripetere noiosissime filastrocche, antipatiche e ripetitive come uno spot degli anni ’80 che faceva “igiene si fatica no…” sull’aria della Carmen.
Lo canticchiavano tutti, e lo spot era bruttissimo, ma molto molto efficace. Mentre alcuni spot famosissimi, anche di brand consolidati, ce li ricordiamo perfettamente, ma non ricordiamo qual’era il prodotto o la marca reclamizzata. Vi ricordate lo spot di alcuni anni fa in cui lei usciva di casa sbattendo la porta, minacciando il marito con un “adesso esco e vado col primo che incontro” e lui l’aspettava sulle scale, con i guanti di gomma ancora indossati perché stava lavando i piatti, e l’apostrofava con un mitico “buona seeera”.
Vi ricordate di chi era? Eppure la marca è famosissima.
Guardare per credere:
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